Linfoma canino
Aumento di volume dei linfonodi


Punti chiave

• Il linfoma nel cane è un tumore molto comune
• Origina dalle cellule chiamate linfociti e può svilupparsi in qualsiasi distretto corporeo
• I sintomi dipendono da quali organi vengono coinvolti dalla malattia
• Le cause non sono note ma è una malattia ad eziologia multifattoriale
• La diagnosi richiede un prelievo citologico o istologico dell’organo coinvolto
• Ulteriori classificazioni (stadio, grado, immunofenotipo) aiutano nella scelta della terapia e nel predire la prognosi
• Se non trattato, si comporta in modo aggressivo
• Se trattato, nella maggior parte dei casi risponde molto bene alle terapia
• La terapia può allungare l’aspettativa di vita dei pazienti da mesi ad anni



Capire il linfoma

Il linfoma nel cane è uno dei tumori più frequenti, rappresentando circa il 7-21% di tutti i tumori di questa specie.
Può manifestarsi in cani di qualsiasi età e razza, ma è più comune in quelli di età adulto- anziana. Tra le razze più colpite ci sono i Golden Retriever, i Boxer, i Bull Mastiff.
Origina dai linfociti, che sono globuli bianchi che svolgono un ruolo fondamentale nella risposta immunitaria.
La causa del linfoma non è nota ma è considerata una malattia multifattoriale; tra i principali fattori chiamati in causa si ricordano le predisposizioni genetiche, fattori virali, l’esposizione ad erbicidi e a campi elettromagnetici.


Classificazione

La diagnosi di linfoma sul proprio animale può essere allarmante, ma è importante ricordare che il linfoma può rispondere molto bene alle terapie. 
Prima di iniziare una terapia, è di fondamentale importanza raccogliere più informazioni possibili sul tipo di linfoma.
Anche se il linfoma origina dai linfociti, che sono cellule del sangue, non rimane quasi mai confinato a questa sede e può manifestarsi in qualsiasi punto dell’organismo, coinvolgendo molto spesso i linfonodi, la milza, il fegato e il midollo osseo. 
Meno frequentemente può essere coinvolto l’intestino, la cute, il torace con i linfonodi e il polmone.
Oltre ad essere classificato in base al distretto anatomico interessato, il linfoma può essere distinto in base al grado in forme di basso, intermedio ed alto grado. 
Il grado influenza sensibilmente la prognosi, con le forme di alto grado che rappresentano la variante più aggressiva.
Il linfoma può infine essere classificato in base al tipo di linfociti da cui origina in B e T. Le forme B, che sono le più frequenti, sono associate ad una prognosi migliore rispetto alle forme T.


Segni e sintomi

Il quadro clinico varia in funzione degli organi coinvolti.
Nella presentazione più comune, che è il linfoma multicentrico, i pazienti vengono riferiti per aumento di dimensione dei linfonodi, in assenza di dolore od altri sintomi.
In alcuni casi possono essere presenti sintomi aspecifici come calo dell’appetito, letargia, perdita di peso.
In caso di linfoma del tratto gastrointestinale, i pazienti vengono riferiti spesso per vomito o diarrea, mentre nelle forme cutanee sono presenti lesioni come perdita di pelo, croste, arrossamenti, che possono essere inizialmente confusi con dermatiti di altra origine. 
In caso di linfomi associati ad un aumento dei valori di calcio (ipercalcemia), i pazienti possono essere portati in visita per aumento della sete e della minzione.


Diagnosi

Nella maggior parte dei casi, la diagnosi di linfoma può essere facilmente raggiunta con un prelievo citologico degli organi interessati.
Una volta ottenuta la diagnosi, è necessario effettuare una stadiazione del paziente, cioè andare a valutare l’estensione di malattia.
La stadiazione solitamente comprende esami del sangue, radiografie del torace, ecografia dell’addome e valutazione mediante tecniche diagnostiche avanzate (citofluorimetria, istologia con immunoistochimica) dell’immunofenotipo del linfoma (B o T).
La stadiazione è importante anche per escludere la presenza di patologie concomitanti che potrebbe peggiorare il quadro clinico del paziente o modificarne l’approccio terapeutico.







Terapia


La chemioterapia rappresenta la terapia d’elezione per la maggior parte delle forme di linfoma.

Possono essere utilizzati farmaci da soli (monochemioterapia) o in combinazione tra di loro (multichemioterapia).

Il 96% dei pazienti risponde molto bene alla terapia e gli organi coinvolti tornano ad uno stato di normalità.

Questo stato di normalità è da considerarsi temporaneo, dal momento che dopo ca. 7-8 mesi il linfoma si ripresenta, solitamente con la stessa presentazione clinica iniziale: si parla di recidiva.

L’aspettativa di vita media di un cane con linfoma e di ca. 1-1.5 anni il 20% dei pazienti può sopravvivere anche fino a due anni.

E’ compito dell’oncologo scegliere il protocollo più appropriato per ciascun paziente e per il tipo di linfoma diagnosticato, garantendo un ottimale equilibrio tra la terapia e la qualità di vita.

Durante la terapia, i pazienti verranno sottoposti a controlli regolari per valutare lo stato di salute e la risposta alla terapia.

I protocolli sono flessibili, vengono modulati in base al paziente e alla sua famiglia.

Pazienti che vengono trattati con solo cortisone vivranno in media 1-2 mesi.



Prognosi


E’ importante ricordare che i linfomi rispondono solitamente bene alle terapie ma la cura del paziente è ottenibile in una percentuale limitata di casi.

Lo scopo della terapia deve essere quindi il mantenimento di una buona qualità di vita.


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